Virginia Raggi e le mazzette degli onesti

(Roma)ore 11:37:00 del 28/06/2018 - Categoria: , Denunce, Politica

Virginia Raggi e le mazzette degli onesti

L'arresto di Luca Lanzalone scelto dal M5S per scortarla, il processo penale per falso, il caso Marra, i flop continui nella gestione della Capitale, la batosta alle elezioni dei quartieri. Per la prima cittadina di Roma ora l'unico obiettivo è sopravvive

ià arrivare viva alla fine di questo mandato sarà un grandissimo successo». Virginia Raggi, annunciando che non si sarebbe mai e poi mai candidata un’altra volta alla guida del Comune di Roma, è stata facile profeta. Perché sono in tanti, oggi, ad affermare che vedere la sindaca grillina arrivare a fine consiliatura nel 2021 sarà davvero un miracolo.

Dopo il caso di Raffaele Marra, l’ex braccio destro finito agli arresti nel dicembre 2016 per corruzione insieme all’immobiliarista Sergio Scarpellini, dopo il rinvio a giudizio per falso della stessa Raggi per la nomina del fratello di Marra, l’inchiesta della Procura e dei Carabinieri del Nucleo investigativo della Capitale sullo stadio della Roma a Tor di Valle investe di nuovo i Cinque Stelle. Con il rischio di terremotare una giunta sempre più debole, fiaccata dai deludenti risultati elettorali (l’“effetto Raggi” ha provocato un’emorragia di consensi nei due municipi romani dove si è votato due domeniche fa) e dall’assenza di risultati nella gestione della Città Eterna, che ormai pure i simpatizzanti più ortodossi non esitano a descrivere come «allo sbando più totale».

Di più. Stavolta lo tsunami giudiziario colpisce non solo l’enclave pentastellata che guida la Capitale, ma - politicamente - anche i vertici del movimento nazionale. Già Paolo Ferrara, indagato per corruzione, è capogruppo dei Cinque Stelle in Campidoglio e un pretoriano della Raggi, ma soprattutto l’avvocato Luca Lanzalone, il presidente di Acea messo dai pm agli arresti domiciliari per presunti rapporti corruttivi con l’imprenditore Luca Parnasi, non solo è il sindaco-ombra di Virginia da un anno e mezzo, è anche stato scelto come “badante” della sindaca proprio dai pezzi da novanta del Movimento.

Il costruttore finito nei guai per lo stadio della Roma aveva buoni rapporti con tutti (tranne che con Caltagirone). Ecco quali sono le sue reti di amicizie

Un “commissario straordinario” individuato in primis dal neo ministro alla Giustizia Alfonso Bonafede, che nel gennaio del 2017 lo segnalò alla Casaleggio come il Mr. Wolf che avrebbe risolto i problemi della Raggi orfana del suo braccio destro (Marra fu arrestato per corruzione a fine 2016 ); ma poi appoggiato senza se e senza ma anche da Riccardo Fraccaro, oggi a capo del dicastero per i Rapporti con il Parlamento e la “Democrazia diretta” e da Luigi Di Maio, da sempre principale sponsor di Virginia e ammaliato dalle capacità professionali di Lanzalone: sono stati proprio Gigi e Davide Casaleggio a dare l’ok definitivo affinché il legale - da semplice consulente - fosse promosso a capo della più importante azienda romana.

«Chi ha sbagliato pagherà», ripete ora Virginia, non commettendo lo stesso errore di qualche mese fa, quando spergiurando disse davanti alle telecamere che il suo ex vice capo di gabinetto Marra finito a Rebibbia, che lei stessa aveva promosso due mesi prima a capo del Personale del Campidoglio, fosse «solaele, a capo del Dipartimento del Turismo - il rischio evidente di un conflitto di interessi, Virginia per proteggere il suo consigliere spiegò che era stata lei, e non Raffaele, a decidere in piena autonomia lo scatto di stipendio (e di carriera) del congiunto Renato.

Una balla sesquipedale, smentita dalle conversazioni trovate dai pm di Roma nella chat su Telegram tra Raggi e Marra: «Raffaele, questa cosa dello stipendio mi mette in difficoltà, me lo dovevi dire», scrisse la prima cittadina, che aveva letto sui giornali dettagli sull’aumento del salario di Renato di cui era del tutto ignara. Se la bugia sia o meno reato, lo decideranno i giudici. Ma se Virginia fosse condannata in primo grado, con il rito immediato, la sua giunta rischierebbe davvero di saltare. Secondo il Codice di comportamento dei Cinque Stelle Virginia si dovrebbe dimettere all’istante. «Se non lo facesse», ha spiegato lo stesso Fraccaro, che è anche componente del collegio dei probiviri «alla Raggi e alla sua giunta sarebbe tolto il simbolo del Movimento».

Chissà se ora Beppe Grillo si è pentito. Ripensando quando, all’indomani degli arresti del consigliere Marra, decise di pubblicare sul suo blog un post nel quale dava il benservito definitivo alla sindaca che aveva lavorato nello studio di Cesare Previti. Il comico lesse il testo accorato a tutti i capi del Movimento, ma alla fine Davide Casaleggio gli consigliò vivamente di soprassedere. E di pazientare: «Vedrai, la commissariamo con gli uomini migliori, si riprenderà», gli dissero. Un mese dopo Lanzalone faceva il suo ingresso trionfale come salvatore della Patria.

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Pubblicato da Gerardo

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