SVEZIA ISLAMICA: il fallimento dell'accoglienza

(Firenze)ore 09:29:00 del 29/06/2017 - Categoria: , Denunce, Esteri, Sociale

SVEZIA ISLAMICA: il fallimento dell'accoglienza

E' incredibile che un sacco di gente continui a far finta di nulla. va bene che c'è il bombardamento dei mass media, ma un pò di cervello dovrebbe essere sopravvissuto. al confronto di quello che stiamo subendo, la minaccia dell'Unione Sovietica era roba

Stiamo assistendo ad una sorta di "Cupio dissolvi" europea; ormai ci hanno instillato la cultura della morte in tutte le sue forme (droga, alcolismo, aborto, eutanasia, nichilismo...) e poi hanno organizzato questa autentica invasione, destinata a soppiantarci. i musulmani si comportano così ovunque vadano: prima stanno nascosti ricreando la loro società in trasferta, poi cominciano a pretendere, poi diventano aggressivi ed infine, una volta maggioranza, prendono il potere e schiacciano o scacciano gli altri. nessun'altra religione ha questa violenza insita. i Cinesi o gli Indiani, ad esempio, non si integrano, però non rompono le scatole. E' incredibile che un sacco di gente continui a far finta di nulla. va bene che c'è il bombardamento dei mass media, ma un pò di cervello dovrebbe essere sopravvissuto. al confronto di quello che stiamo subendo, la minaccia dell'Unione Sovietica era roba da ridere.

Il Ministero dell’Interno svedese ed il NOA (Dipartimento Operazioni Polizia) hanno aggiornato l’elenco dei distretti del Paese definiti “particolarmente vulnerabili” per l’ordine pubblico; in pratica zone ad alto tasso di criminalità e emarginazione a cui è richiesto, alle stesse forze di polizia, tecniche di intervento particolari.


Erano 15 nel 2015 ed oggi sono 23; a questi si aggiungono altri 53 distretti “vulnerabili” in cui la situazione di ordine pubblico non è critica come gli altri ma a rischio degenerazione. I distretti sono diffusi nelle città maggiori (Stoccolma, Goteborg, Malmö, Uppsala).

Nel report è specificato che i distretti vulnerabili sono aree prevalentemente abitate da immigrati islamici “dove è difficile o quasi impossibile per la polizia adempiere alla propria missione”, dove esistono “strutture comunitarie parallele” a quelle dello Stato, “estremismo religioso e fondamentalista come violazione sistematica dei diritti delle persone”“elevata concentrazione di reati penali” e tendenza “all’arruolamento di persone per aree di conflitto” (Siria e Iraq). Insomma delle vere e proprie “no-go zone”, come definite dal quotidiano DN che per primo ha pubblicato il report.
Queste aree rappresentano un rischio per la tenuta sociale di una nazione di 10 milioni di abitanti.
Il governo svedese minimizza e rifiuta l’immagine di una deriva islamista della Svezia.

Fatto sta che nell’Aprile scorso i responsabili di PostNord, la società delle Poste Svedesi, hanno comunicato la sospensione del servizio di consegna in alcuni sobborghi di Stoccolma a causa dei rischi di aggressione per i propri dipendenti (tecnicamente lo hanno chiamato “stop protettivo”).
Un mese prima il Sindacato paramedico degli Operatori delle Ambulanze svedese aveva fatto richiesta espressa di “attrezzature militari” per il proprio personale operativo nei quartieri delle grandi città a rischio “sopratutto a forte concentrazione di immigrati islamici”. La Svezia, modello di multiculturalismo, mito della socialdemocrazia europea, per decenni simbolo della integrazione arcobaleno, si sta svegliando da un lungo sonno.

Pubblicato da Gerardo

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