Super Dragon Ball Heroes World Mission: guida

(Napoli)ore 17:20:00 del 17/04/2019 - Categoria: , Videogames

Super Dragon Ball Heroes World Mission: guida

Il successo del franchise è stato così importante che sono stati pubblicati una lunga serie di titoli per Nintendo 3DS, dei manga, una manciata di cabinati arcade su cui utilizzare delle carte reali, una seria animata tra la pubblicità ed il fanservice ch

 

Non serve che vi presentiamo Dragon Ball, l’immortale serie di Akira Toriyama, ma Dragon Ball Heroes potrebbe essere invece un franchise sconosciuto anche ai fan delle avventure di Goku e soci. Vista la mole di materiali presenti al riguardo, è anche difficile fare una descrizione sintetica di questo sotto-prodotto figlio del desiderio di soddisfare la grande fame dei fan di Dragon Ball in quanto a contenuti, ma ci proviamo.

Dragon Ball Heroes è un gioco di carte digitale, che pesca a piene mani da qualsiasi cosa sia stata prodotta con scritto “Dragon Ball” sopra, unendo storyline, personaggi, trasformazioni, tecniche, in un calderone di carte che rappresentano il non plus ultra del fanservice sull’opera di Toriyama-san. Dal 2010, Dragon Ball Heroes è diventato rapidamente tra i videogiochi di carte più giocati al mondo, ma relegato spesso e volentieri nel solo Giappone. Il successo del franchise è stato così importante che sono stati pubblicati una lunga serie di titoli per Nintendo 3DS, dei manga, una manciata di cabinati arcade su cui utilizzare delle carte reali, una seria animata tra la pubblicità ed il fanservice che mette in scena ciò che si è visto in anni di videogiochi: Goku Vegeta di molteplici universi che si scontrano, Broly in versione Super Sayan 4, Radish e l’originale Vegeta in Super Sayan 3, resurrezioni di villain, fusioni improbabili, e qualsiasi altra cosa possa nascere dal pretesto di prendere il franchise di Dragon Ball e farne letteralmente ciò che si vuole.

In tutto questo si innesta Super Dragon Ball Heroes: World Mission, porting per Switch PC di Super Dragon Ball Heroes (a sua volta una versione successiva del gioco originale), che contiene una modalità storia originale e per la prima volta porta il franchise in Occidente.
La “sbustata” dell’era moderna

Come funziona Super Dragon Ball Heroes: World Mission? Per farla breve, anche un po’ maliziosamente, è un bel casino. Come gioco di carte è pieno di informazioni fino all’estremo, parole chiave da imparare, terminologie, ed ogni singola carta è composta da una miriade di informazioni con cui si viene investiti fin da subito. Se non conoscevate Dragon Ball Heroesprima d’ora, e peggio ancora non avete mai giocato ad un card game, digitale o fisico, che sia, i primi 30 minuti di gioco circa vi faranno girare la testa. Già l’anatomia di una singola carta è qualcosa per cui dover spendere alcuni minuti, prima di capirla a pieno.

Una carta ha prima di tutto un tipo battaglia: Eroe, Elite e Berserker. Rispettivamente, si tratta di personaggi bilanciati in ogni caratteristica, abili nella difesa e nel controllo del campo (infliggono status e debilitano avversari, ecc.), oppure fortemente votati all’attacco ed alle mosse speciali. Poi, ogni personaggio/carta ha statistiche di attacco, difesa e vigore, un attacco speciale che si attiva solo dopo aver accumulato abbastanza punti in una barra specifica, un’abilità azione, un’abilità azione tocco (il gioco simula le movenze che nel cabinato si potevano fare con le carte fisiche, attraverso il touchscreen di Switch o gli analogici), fino a tre abilità passive, ed infine le abilità unità che si sbloccano solo se in squadra ci sono determinati altri personaggi.

È importante sottolineare che Super Dragon Ball Heroes: World Mission non è il tipico picchiaduro a cui siamo abituati leggendo accostate le parole Dragon Ball e videogioco: niente Budokai, nessun Budokai Tenkaichi, né tantomeno Xenoverse o FighterZ. Questa volta Goku e compagni si trovano a combattere nel bel mezzo di tabelloni da gioco di carte.In pratica è un classico gioco di carte ma sotto forma di videogioco.

Effettivamente SDBH ha spopolato in Giappone come gioco di carte, tanto da portare all’ideazione di alcuni cabinati con cui interagire, praticamente il videogioco che ora è arrivato in Europa sulle nostre console. In realtà non bisogna immaginare un classico gioco di carte alla Yu-Gi-Oh!, Pokémon o Hearthstone: qui non abbiamo un mazzo da trenta o più carte da cui pescare ad ogni turno i personaggi, i bonus o le trappole con cui creare una strategia. In SDBH dobbiamo scegliere solo sette carte, ognuna di esse rappresentante un personaggio dello sconfinato universo del manga/anime: nel gioco infatti ne troviamo più di mille in cui compaiono praticamente tutti i combattenti visti anche solo una volta, dalla prima serie fino a Super e Heroes. Non solo quindi i più amati Goku, Piccolo, Gohan, Freezer e Bu, ma anche Gotenks adulto, Vegeta SS3, le versioni Xeno dei protagonisti, Broly SS4.

Come potete capire, ci troviamo di fronte al vero fanservice fatto videogioco, dove non esistono limiti se non quelli tecnici. Eppure dietro ad un gioco che sembra puntare solo sul fanboysmo di chi è cresciuto a pane e senzu, in realtà si nasconde un gameplay davvero profondo, mai proibitivo, ma che richiede uno studio attento di ogni personaggio che andrà a comporre uno dei cinquanta mazzi salvabili. Inizialmente, infatti, ci si trova addirittura spiazzati dalla mole enorme di informazioni che il tutorial ci spara di fronte e il bello (o meglio, il brutto) è che alcune meccaniche non vengono nemmeno spiegate, quindi le prime partite vengono vinte un po’ a caso.

Fortunatamente però le tantissime modalità di gioco ci permettono di fare pratica, l’unico vero modo per capire in che modo funziona lo stratificato gameplay di Super Dragon Ball Heroes: World Mission. La modalità storia ci mette nei panni di un ragazzo come noi, amante di Dragon Ball e del gioco di carte a esso ispirato, che per anomalie del mondo vede i personaggi del manga/anime comparire nel mondo reale. La trama non spicca sicuramente per originalità e non mette di certo di fronte a colpi di scena, ma i fan riusciranno a cogliere le battute e proveranno piacere nel vivere alcune situazioni viste e riviste, ma in salsa diversa. Oltre alla semplice modalità storia, abbiamo anche quella Arcade: tante timeline differenti, alcune più classiche e prese dalla serie canonica, altre totalmente inventate e ironiche, altre prese da Xenoverse. Ma non finisce qui: multiplayerlocale e online, negozio da cui acquistare nuovi oggetti, carte e potenziamenti e, ovviamente, una sessione dedicata alla creazione dei nostri mazzi.

Per quanto in Dragon Ball, molto più che in altri shōnen, vinca il più potente, in SDBH questa regola non vale. È importantissimo infatti creare un mazzo equilibrato, anche utilizzando personaggi spesso ritenuti meno utili, visto che ciò che alcuni combattenti perdono in Potenza, Punti Salute o Guardia magari lo acquistano in effetti speciali e bonus. Tutti i lottatori si dividono infatti in HeroesElite e Berserker, ognuno con le proprie caratteristiche uniche: i primi sono i personaggi più equilibrati, i secondi colpiscono con colpi energetici tramortendo più facilmente i nemici, mentre gli ultimi fanno della forza bruta la loro qualità principale attaccando soprattutto i PS.

Già a questo punto avrete capito quanto sia importante creare un team da sette personaggi equilibrato, anche a costo di mettere lottatori deboli. Oltre a ciò, poi, ogni personaggio ha abilità speciali che si attivano al raggiungimento di un determinato round, o trovandosi sul campo con un certo alleato (esempio più scontato, Goten e Trunks che dopo due round si fondono in Gotenks), mosse speciali devastanti che possono essere attivate quando si hanno sufficienti punti energia a disposizione. I punti energia si accumulano mettendo più personaggi sul tabellone d’attacco, ma come sempre non bisogna esagerare, poiché essere in fase di attacco equivale anche ad essere vulnerabili, oltre a far consumare vigore utile per attaccare e difendersi. Tenere qualche personaggio nelle retrovie per farlo “ricaricare” è sempre opportuno, soprattutto quando quel personaggio, se posizionato in fase di difesa e quindi come supporto, ha anche effetti bonus sui compagni in fase di attacco.

Ogni turno è composto dalla fase di attacco e di difesa e il primo ad attaccare è stabilito dalla somma della potenza dei personaggi posizionati in fase avanzata. Una volta terminata la fase preparatoria inizia il combattimento vero e proprio, che altro non è che un filmato con dei QTE; una barra da fermare al punto giusto da entrambi i giocatori determina chi ha la meglio nelle due fasi: se a vincere è chi attacca i danni sonno maggiori, con la possibilità di scatenare l’attacco speciale in caso si abbiano sufficienti Punti Energia. Nel caso vinca la difesa, i danni sono minori. Alla lunga i combattimenti possono risultare un po’ noiosi, visto anche lo spettacolo grafico che di sicuro non incanta. Vedere i nostri beniamini combattere con texture da PlayStation 2 (i modelli sembrano effettivamente quelli di Budokai 3), con animazioni legnose ed espressioni facciali inesistenti di certo non invoglia, ma bisogna anche sottolineare che in un gioco di carte non è di certo il comparto grafico che si va a cercare. Ciò che però non ho proprio apprezzato è l’interfaccia di gioco, presa di pari passo a quella dei cabinati con tutto ciò che ne deriva: azioni che invitano a “ruotare le carte”, quando noi non dovremo fare altro che ruotare lo stick analogico o trascinare il dito sul touch screen di Switch, o ancora l’invito a “spostare una carta nella zona indicata” quando ovviamente il tutto andrà fatto con ciò che la console o il PC ci propone, mouse o analogico che sia.

Fortunatamente le tantissime varianti a cui SDBH ci mette di fronte rendono i combattimenti quasi sempre una sorpresa, tra obiettivi secondari da raggiungere, l’intervento di Zeno che conferisce bonus enormi portate a termine certe richieste o la conquista di una Super sfera del Drago, la quale messa con le altre sei permette di potenziare enormemente il proprio avatar o richiedere altri bonus di gioco. Anche le carte da “acquistare” nello shop dedicato sono praticamente infinite: importante sottolineare che il gioco non ha alcuna microtransazione e le carte sono tutte sbloccabili con il classico metodo del gatcha, semplicemente utilizzando i biglietti che si accumulano giocando nelle varie modalità. Se poi le circa 1100 carte proprio non vi bastano, nessun problema: è possibile anche creare carte personalizzate, in cui potete scegliere personaggio, effetti speciali, potenza, attacchi, bonus e qualsiasi altro aspetto vi venga in mente. Vi sembra ancora poco ciò che Dimps ha messo a disposizione dei giocatori per intrattenerli a lungo? Allora potete destreggiarvi nella creazione di missioni da condividere con il resto del mondo, o a vostra volta giocare alle missioni create da un utente dall’altra parte del pianeta.

 

Pubblicato da Gerardo

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