Recensione Just Cause 4

(Campobasso)ore 07:15:00 del 05/09/2018 - Categoria: , Videogames

Recensione Just Cause 4

Just Cause è sinonimo di "giocazzeggio", un termine che riflette un modo di giocare del tutto incline alla spensieratezza, allo sfogo, al divertimento senza freni.

E3 che va e Gamescom che viene. Anche quest’anno l’avvicendarsi delle fiere estive è giunto a compimento. In particolare il nostro primo contatto con gli eventi della kermesse tedesca ci ha condotto a un evento targato Square-Enix pensato per scoprire due importanti titoli della loro lineup: Life is Strange 2 e Just Cause 4. Se del primo ha trattato Valentino una volta messo sotto i denti il gioco e dopo aver intervistato i ragazzi di Dontnod, oggi è il tempo di raccontarvi qualche nuovo aspetto del secondo. Nonostante la natura di hands-off la prova di oggi giocata in tempo reale, ci ha riportati dritti nell’isola di Solìs, a prendere le parti di un Rico affamato di guerriglieri della Black Hand, e pronto a guerreggiare a suon di armi folli, combinazioni di gadget e fisica da far impallidire Q di 007, in un mondo che a livello di offerta ludica non teme rivali

La lotta per la libertà di Rico inquesto Just Cause 4, si svolge su un’isola molto più grande delle precedenti per due semplici motivi: il primo è tecnico, ovvero mettere in mostra i muscoli di un Engine che ha rifatto ampiamente il lifting e il secondo è giustificativo del fatto che l’incredibile mobilità del personaggio, offerta da veicoli, tuta alare et similia, gli permette di coprire distanze immense in tempi sempre più raccolti.
I veicoli infatti sono tantissimi e molto variegati. Si possono utilizzare direttamente dalla mappa, ma anche recuperare tramite la consegna con container. Diventa così assolutamente impossibile incappare nella noia o in un’esplorazione senza vie di fuga. L’estensione non lascia però spazio alla monotonia in Just Cause 4: missioni dinamiche riempiono l’incedere del giocatore per la mappa, dettate da un sistema di bioma-sottobioma, che definisce la morfologia di quella zona di territorio e con essa i fenomeni atmosferici che la popolano. Nella zona desertica possiamo trovare distese di sabbia coperte da una tempesta in fermento oppure un’oasi, o un canyon che attraversa in un solco queste distese aride.

Nel corso della presentazione hands-off nelle terre teutoniche, tuttavia, non c'era spazio per la storyline: sappiamo che la vicenda sarà più intima e "personale" in confronto a quella dei capitoli passati, e che le side-quests - nei piani dello studio - saranno maggiormente elaborate sul versante della sceneggiatura, ma al momento, senza una prova concreta, possiamo soltanto fidarci delle parole di Antolini. 
Il game director, in ogni caso, ha preferito concentrare tutta la sua attenzione alla messa in scena del gameplay, vero fiore all'occhiello della saga. In Just Cause 4 tutto assume le forme di un gigantesco set cinematografico da radere al suolo con i metodi più disparati. In tal senso, il setting parteciperà attivamente alla devastazione generale, grazie alla presenza dei cosiddetti "climi estremi", condizioni meteorologiche assai spettacolari che potranno sia fornire un ostacolo all'attività del nostro (anti)eroe, sia un supporto piuttosto letale alle sue manovre offensive. Se in quel di Los Angeles ci era stata mostrata la potenza annichilente di un tornado, a Colonia Avalanche Studio palesato la pericolosa bellezza della tempesta tropicale, chiaramente nella zona connessa alla foresta pluviale. Ciascuna delle aree suddette possiede un proprio fenomeno atmosferico che si manifesterà secondo precise regole climatiche: spetterà al giocatore calcolare bene i tempi e usare a suo vantaggio simili forze della natura per annientare la Black Hand.

Le quattro zone, in aggiunta, saranno caratterizzati da vari sub-biomi, che permetteranno all'ambiente di offrire una varietà scenica di assoluto rispetto. Ma Just Cause 4 non è una semplice cartolina videoludica da ammirare a bocca aperta: tutto ciò che vediamo a schermo possiede delle specifiche regole fisiche, rese possibili dalle rinnovate capacità dell'Apex Engine, capace di garantire scorci di assoluto valore (ben superiori in confronto a quelli del terzo capitolo). Resta, comunque, qualche mancanza sul piano tecnico, connessa, tra l'altro, ad un pop-up che continua a invadere la scena con una certa costanza.

 

Si tratta, a nostro avviso, di problematiche facilmente trascurabili dinanzi alla pulizia visiva, all'ampiezza della mappa esplorabile e, soprattutto, alla facoltà di agire su quasi ogni elemento di Solis. Sotto quest'aspetto, Avalanche ha lavorato duramente per rendere il gameplay quanto più "coerente" ed "organico" con lo scenario, dando la possibilità ai giocatori di sbizzarrirsi senza freni inibitori, sfruttando appieno le regole di ogni singolo bioma. Le variazioni climatiche "minori", del resto, saranno generate proceduralmente, e la guida dei mezzi muterà a seconda dei differenti tipi di terreno. Forte di una filosofia di gioco espressamente rivolta alla fruibilità scacciapensieri, Just Cause 4 è una sostanziosa evoluzione del terzo episodio: questo implica un quantitativo esponenziale di armi e vetture con cui dar sfogo ai nostri impulsi, richiamabile all'occorrenza tramite dei loot box che contengono rifornimenti di vario genere. Non è ancora chiaro quali siano i criteri per sbloccare gli strumenti più dannosi, ma nulla ci vieterà di richiedere l'arrivo di veicoli corazzati, container e persino enormi massi rocciosi. Tutti mezzi la cui funzione è solo quella di dare impulso alla creatività sterminatrice dell'utenza. 

Emblematico, a tal proposito, l'uso del nuovo rampino che possiede adesso tantissimi upgrade in più, i quali, se adoperati con la giusta dose di fantasia, possono persino portate a circa quattro milioni di combinazioni: i vari oggetti del setting, d'altro canto, si compongono a loro volta di diversi elementi interattivi, sui quali agire per creare nuovi strumenti di morte. Desiderate costruire un carrarmato volante? Benissimo: vi basterà legare dei palloncini sul telaio ed usare dei booster come reattori per dargli la spinta. Allo stesso modo, delle taniche di benzina possono tramutarsi in bombe fluttuanti da scaraventare su un insediamento cittadino con l'ausilio del vento. Ecco perché si rivelerà opportuno calcolare bene i momenti in cui si mostreranno i "climi estremi", studiare le avvisaglie dell'ambiente prima del loro arrivo, e memorizzarne i pattern di movimento. Così facendo, Solis si trasforma in un immenso parco divertimenti dove la fisica assume il ruolo di assoluta protagonista ed in cui il caos della distruzione regna sovrano.

Pubblicato da Carmine

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