Pensione di cittadinanza: chi ci rimette?

(Napoli)ore 22:49:00 del 21/10/2018 - Categoria: , Economia, Lavoro

Pensione di cittadinanza: chi ci rimette?

Arriva la pensione di cittadinanza da 780 euro al mese (ma poche persone ne avranno diritto)

Secondo le prime simulazioni, attualmente i pensionati con assegni inferiori a 750 euro al mese sono circa 4 milioni e mezzo ma i titolari dell’integrazione introdotta dalla futura pensione di cittadinanza saranno all’incirca 700.000, raggruppati in 550.000 nuclei familiari. Numerosi saranno i paletti all’accesso.

Qualche mese fa, il vicepremier Luigi Di Maio, annunciando l’arrivo della pensione di cittadinanza, aveva dichiarato: “D’ora in poi nessuno prenderà meno di 780 euro al mese”.

A poche settimane dall’approvazione definitiva della manovra, che interverrà entrò il prossimo 31 dicembre, le norme per l’introduzione della pensione di cittadinanza che eleverà l’assegno minimo dagli attuali 507 euro (453 per le pensioni sociali) a 780 euro mensili sono in dirittura di arrivo ma secondo quanto si apprende da numerose indiscrezioni, la pensione di cittadinanza da 780 euro al mese verrà sì introdotta ma non tutti ne avranno diritto né avranno diritto all’intera integrazione.

Secondo le prime simulazioni effettuate e riportate dal Messaggero, attualmente i pensionati con assegni inferiori a 750 euro al mese sono circa 4 milioni e mezzo ma i titolari dell’integrazione introdotta dalla futura pensione di cittadinanza saranno all’incirca 700.000, raggruppati in 550.000 nuclei familiari.

Per contenere i costi della misura, per la quale sono stati stanziati 2 miliardi di euro, verranno introdotti numerosi paletti all’accesso.

L’erogazione dell’eventuale integrazione non sarà automatica, ma potrà essere richiesta dietro presentazione della dichiarazione Isee e verrà concessa in caso di redditi familiari inferiori a 9360 euro annui e in assenza di immobili di proprietà del valore superiore a 30mila euro ad esclusione della casa di abitazione.

Pensione di cittadinanza, i rischi

Ad esempio, spiega Il Messaggero, “significa che se in famiglia ci sono due anziani, di cui uno ha una pensione minima e l’altro un assegno più alto, il diritto all’integrazione non matura.

Non solo. Per le pensioni di cittadinanza, così come per il reddito, dall’assegno dovrà essere scomputato un affitto figurativo nel caso in cui l’anziano abiti (o possegga) una casa di proprietà.

In questo caso andrebbero scontati 280 euro, e l’integrazione si fermerebbe a 500 euro. Una cifra, in realtà, inferiore all’assegno minimo che oggi è di 507 euro. Insomma, nei fatti chi ha una casa di proprietà rischia di non avere nessuna integrazione. Anzi.

Sarà necessaria una clausola di salvaguardia per evitare che qualcuno ci perda addirittura qualcosa. Sempre secondo i conteggi fatti dai tecnici, e contenuti nelle prime bozze del progetto al quale sta lavorando il Movimento Cinque Stelle, l’integrazione media per le pensioni di cittadinanza sarebbe di 303 euro.

Non è chiaro se anche per i pensionati saranno valide le norme che incentivano a spendere e disincentivano a risparmiare i soldi distribuiti dal governo con il programma di assistenza.

La regola base prevede un taglio del 4% del sussidio nel caso in cui i soldi spesi siano inferiori al 70% di quelli messi a disposizione dallo Stato. Per chi spende invece oltre questa soglia varrebbe la regola contraria, ossia un incentivo del 4% su quanto erogato”.

Da: QUI

Pubblicato da Gerardo

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