News politica: ecco i dettagli dell'Italicum

CATANIA ore 10:13:00 del 09/03/2015 - Categoria: Cultura, Editoria, Politica

News politica: ecco i dettagli dell'Italicum

News politica: ecco i dettagli dell'Italicum. Ecco tutti i dettagli della nuova legge elettorale molto discussa.

Lo hanno chiamato Italicum, con un filo di orgoglio nazionalista. E già nell’autorevolezza del nome si marca la prima grande differenza con il vecchio sistema di voto, il famigerato Porcellum. Ma la riforma elettorale all’esame del Senato è molto altro. Dopo la prima approvazione a Montecitorio, lo scorso marzo, il provvedimento è stato profondamente rivisto all’interno della maggioranza e negli accordi del Patto del Nazareno. Adesso l’obiettivo del governo è ottenere l’approvazione di Palazzo Madama entro la fine di gennaio per approdare il prima possibile alla Camera in vista dell’ultimo passaggio parlamentare.

Chi vince con la nuova legge elettorale?

Ecco la novità. La riforma assegna il premio di maggioranza alla prima lista, non più alla coalizione. Un pacchetto di 340 seggi che consentiranno al partito più votato di controllare agevolmente la Camera dei deputati e governare da solo. Il premio si conquista superando la soglia del 40 per cento (nella versione originaria l’asticella era fissata al 37 per cento). E non sfugge che al momento l’unica forza Politica in grado di raggiungere la quota sembra essere proprio il Partito democratico. Qualora nessuno riuscisse nell’impresa, il premio viene assegnato al secondo turno, in un ballottaggio nazionale tra le due liste più votate. Per dirla con le parole del premier Renzi, chiarezza. «Chi vince, vince. E governa, per cinque anni». Meno soddisfatti gli altri protagonisti dell’accordo. Forza Italia preferirebbe assegnare il premio alle coalizioni. E, come assicurano alcuni dirigenti berlusconiani, limitatamente a questo particolare aspetto il partito potrebbe far mancare il proprio appoggio al disegno di legge.

Qual è la soglia per vincere (e per non restare esclusi)?

L’Italicum prevede un limite per l’accesso in Parlamento. Un’asticella per bloccare l’ingresso ai partiti troppo piccoli e troppo poco rappresentativi del corpo elettorale. Nella prima versione della riforma, il testo ipotizzava una soglia di sbarramento che variava dal 4,5 all’8 per cento (a seconda che i partiti fossero coalizzati o meno). Dopo le modifiche concordate, non ci saranno più differenze. Per tutte le liste, la percentuale minima da raggiungere per conquistare l’elezione è del 3 per cento. Con il 2,9 per cento si resta fuori. Per tutti quei partiti che decideranno di correre da soli è indubbiamente un bel vantaggio.

Come si vota?

L’Italia sarà divisa in cento collegi plurinominali. In ognuno, i partiti presenteranno un capolista bloccato. Agli elettori sarà data anche la possibilità di scegliere altri candidati con una doppia preferenza di genere. Su questo aspetto le opinioni divergono. Secondo il presidente del Consiglio il sistema garantirà l’elezione con le preferenze di almeno due terzi dei futuri parlamentari. «Tutti sapranno chi si vota in modo riconoscibile e chiaro». Secondo altri, soprattutto nella minoranza Pd, gli effetti non sono così scontati. Anzi, alla fine circa il 60 per cento dei prossimi deputati saranno nominati dalle segreterie di partito. Altra particolarità: le candidature plurime. A ogni candidato sarà permesso di presentarsi in più collegi. Fino a un massimo di dieci.

Quando nascerà la nuova legge elettorale?

Curiosamente, la nuova legge elettorale non entrerà in vigore appena approvata dal Parlamento. Ai timori di alcuni partiti - che vorrebbero evitare il rischio di elezioni anticipate - si aggiunge una questione di carattere tecnico. L’Italicum non può non tener conto delle riforme costituzionali in corso di esame a Montecitorio. A partire dalla profonda modifica dell’attuale bicameralismo. Ecco così che il governo ha accettato di posticipare gli effetti della riforma. Sì a una rapida approvazione della nuova legge elettorale, insomma. «Ma prevedendo la sua efficacia in una data successiva all’entrata in vigore della riforma costituzionale - ha spiegato al Senato il ministro Maria Elena Boschi - E quindi ragionevolmente al 2016».

Premio di maggioranza e doppio turno

È il punto più rivendicato dal premier, il cuore della riforma di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi che è sicuramente più orientata verso la tutela della governabilità che verso l’obiettivo della rappresentanza. L’impianto della legge è infatti fortemente caratterizzato dal premio di maggioranza. L’emendamento Esposito alza la soglia a cui scatta il premio, dal 37 per cento, come previsto dalla precedente stesura, al 40: se un partito dovesse raggiungere il 40 per cento già al primo turno, quindi, (cosa successa, come noto, alle ultime Europee, al partito democratico) si vedrebbe riconoscere subito 340 seggi su 618, cioè il 55 per cento. Se nessun partito raggiunge il 40 per cento dei voti, i primi due vanno al secondo turno. Non sono ammessi apparentamenti né accordi formali con le altre liste. A chi vince il ballottaggio viene quindi assegnato il premio di maggioranza.

Preferenze e capolista bloccati

È il punto su cui si stanno mettendo di traverso alcuni senatori della minoranza del Pd. La legge prevede che nei 100 collegi che compongono le 20 circoscrizioni elettorali ogni partito debba presentare un candidato bloccato e una lista di candidati da sottoporre alle preferenze, pari almeno alla metà dei seggi disponibili per quel collegio. Ogni collegio eleggerà dai 3 ai 6 deputati in base alla popolazione. L’elettore potrà quindi barrare il simbolo contribuendo a far eleggere il candidato bloccato, il “capolista”, indicato dal partito. Qualora nel collegio al partito dovessero spettare più seggi (il che, è la critica delle opposizioni, avviene quasi esclusivamente per il partito che prende il premio di maggioranza) questi verranno assegnati secondo le preferenze espresse dagli elettori. Sulla scheda, sotto il simbolo del partito, infatti, si potranno scrivere fino a due nomi, che dovranno però essere di due generi diversi. Per gli amanti dei tecnicismi: si segnala che i seggi sono attribuiti su base nazionale con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti. In sintesi funziona così: tolti i seggi assegnati al partito di maggioranza, gli altri sono divisi tra le liste, o coalizioni di liste, che hanno superato la soglia di sbarramento. Sommati i risultati elettorali di tutte le liste, si divide per il numero di seggi in palio. Si ottiene così un quoziente con cui si procedere a distribuire i seggi. La divisione determina il numero di seggi interi per ogni lista, assegnati geograficamente secondo i risultati locali. I seggi che rimangono da attribuire sono poi assegnati tenendo conto dei resti della precedente operazione.

Candidature multiple

Ai candidati capolista, quelli bloccati il cui nome è stampato sulla scheda al fianco del simbolo, sarà concesso di candidarsi in più collegi, fino a un massimo di dieci. È invece vietata la candidatura in più collegi per chi concorre alle preferenze. La norma è controversa perché - notano soprattutto Sel e 5 stelle - sarà poi il pluricandidato, scegliendo il collegio d’elezione, a decidere quale deputato far scattare con il meccanismo delle preferenze. Ugo Sposetti, del Pd, per provocare, e gli Ncd, serissimi, partendo da questo meccanismo stanno proponendo di modificare questo punto eliminando il limite alla candidature multiple. La teoria è semplice: se un leader può candidarsi in tutti e 100 i collegi, dovendone scegliere poi uno solo d’elezione, farebbe scattare poi solo candidati votati con le preferenze.

Soglia di sbarramento

È una delle concessioni più significative che Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno fatto alla minoranza dem e ad Angelino Alfano. La soglia di sbarramento è fissata al 3 per cento, ed è quindi ridotta rispetto a quella votata dalla Camera. La prima bozza di Italicum indicava addirittura l’8 per cento per le liste e il 12 per le coalizioni. La misura fa felice anche la minoranza di Forza Italia di Raffaele Fitto: se il rapporto con Berlusconi dovesse restare così teso, infatti, si può sempre provare ad uscire in mare aperto. Ad attenderli potrebbero esserci gli alfaniani, per cui vale lo stesso discorso: «È un bene che la legge con il premio di maggioranza spinga al bipartitismo» ha detto all’Espresso Roberto Formigoni, «ma ottenendo l’abbassamento delle soglie ci siamo svincolati dai ricatti di Berlusconi».

Niente primarie per legge

Il caso delle primarie liguri non è bastato. Vari emendamenti chiedevano di inserire le primarie nella legge elettorale, con la conseguente regolamentazione, ma sono stati bocciati. L’ultimo è quello della senatrice Lucrezia Ricchiuti, del Pd, ma civatiana: la maggioranza del Nazareno ha detto no in Maniera compatta, 170 contrari, al Senato.

Entrata in vigore

La principale novità introdotta dal maxi emendamento del senatore Esposito, approvato dal Senato, è comunque la disposizione sull’entrata in vigore della legge elettorale. Le norme qui spiegate non saranno infatti valide fino al primo luglio 2016. Solo dopo entrerà in vigore l’Italicum. La data serve a Matteo Renzi per, quando minaccia elezioni anticipate, ricordare che si andrà con il consultellum. A Silvio Berlusconi, invece, dovrebbe garantire più tempo per riorganizzare il centrodestra.

Pubblicato da Gerardo

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