Lavorare INFELICI o esser liberi E FELICI?

(Milano)ore 13:30:00 del 02/06/2018 - Categoria: , Curiosità, Sociale

Lavorare INFELICI o esser liberi E FELICI?

Questa è un’epoca instabile e complicata, ma non per questo priva di stimoli. Anzi. Se c’è una lezione che abbiamo imparato negli ultimi anni è che il mito del lavoro fisso non dà più appigli

Questa è un’epoca di crisi economiche e crisi esistenziali che spesso vanno a braccetto l’una con l’altra: c’è chi si ritrova senza lavoro da un giorno all’altro (e allora c’è da rimboccarsi le maniche e rimettersi in gioco, magari reinventandosi una nuova mansione) e c’è chi si guarda allo specchio e un bel giorno si accorge che la propria insoddisfazione ha toccato il limite ed è ora di cambiare vita.

Questa è un’epoca instabile e complicata, ma non per questo priva di stimoli. Anzi. Se c’è una lezione che abbiamo imparato negli ultimi anni è che il mito del lavoro fisso non dà più appigli (e per certi versi mi viene da dire meno male). Ora dobbiamo osare più coraggio, dobbiamo essere più forti e più responsabili allo stesso tempo.

Certezze non ce ne sono: il risultato non è garantito. Il rischio è quello di trovarsi domani disoccupati e senza un soldo. E allora viene da chiedersi: meglio provare a rincorrere i propri sogni con il rischio di ritrovarsi disoccupati (ma felici), oppure tenersi stretto il posto di lavoro e vivere occupati ma infelici? A voi la scelta.

Disoccupati ma felici?

C’è chi resta senza lavoro..

Oggi giorno può succedere di trovarsi senza lavoro. Con qualche preavviso o di punto in bianco, sbam, licenziati. Ovviamente questo può essere un grosso problema dal punto di vista economico, soprattutto se si hanno figli e una famiglia da mantenere. Vanno fatti i dovuti distinguo: l’accento va messo sulle responsabilità: un conto è un padre di famiglia che si ritrova senza lavoro, un conto un ventenne (o un trentenne o un quarantenne) single. Se non abbiamo grosse responsabilità, se non c’è nessuno che dipende da noi economicamente, se dobbiamo rendere conto solo a noi stessi, non facciamone un dramma. La parola d’ordine è non abbattersi e sapersi reinventare!

Trovarsi disoccupati mette di fronte a problemi economici, ma offre anche grossi vantaggi (l’importante è saper vedere anche gli spetti positivi e non solo quelli negativi) a partire dal tempo. Vi siete mai fermati a pensare quanto sia importante il tempo? Il vero lusso nella vita non sono i soldi o gli agi, il vero lusso è avere del tempo a disposizione, tempo che nella vita di tutti giorni, presi come siamo dagli impegni e dal lavoro, non è mai abbastanza.

Sembra difficile, ma superata l’incazzatura di essere stati licenziati, superato lo scoramento iniziale, dobbiamo vedere quel periodo di riposo forzato come una parentesi sabbatica da dedicare a noi stessi: prendiamoci una pausa. Una pausa per pensare, per fare qualche bilancio, per riflettere su quelle che potrebbero essere le prossime direzioni della nostra vita, per dedicarci alle nostre passioni e ai nostri passatempi (e chissà mai che da lì possa nascere qualche idea).

So che per alcuni può sembrare inaccettabile quello che sto per dire, ma..  perdere il lavoro non è la tragedia peggiore che può capitare nella vita. Vi garantisco che esiste di molto peggio.

Ma come si fa a risolvere il problema economico? Da brave formichine previdenti è buona norma mettersi da parte qualche risparmio, che può tornare utile nelle fasi della vita di difficoltà economica (dobbiamo pensare ai momenti di crisi anche quando tutto va bene). Se non possiamo contare sulle nostre forze, non significa che non ci sia una soluzione (ma non intendo gli strozzini): cerchiamo di non essere troppo orgogliosi, ma appoggiamoci agli altri quando serve (abbiamo un amico che ci può fare un piccolo prestito? una zia che ci può aiutare? Ovviamente il prestito è solo temporaneo, poi restituiremo tutto).

Così può capitare davvero di trovarsi disoccupati ma felici (o quanto meno sereni). Grazie a questa felicità conquistata potremo prendere con maggiore serenità le decisioni sul nostro futuro e affrontare con maggiore fiducia e lucidità gli eventuali ostacoli o imprevisti della nostra nuova vita.

… e chi molla il lavoro apposta

Poi ci sono loro, quelli che decidono di lasciare il proprio lavoro. Quello delle persone che “mollano tutto e cambiano vita” sembra ormai diventato un trend, una moda tutta da investigare perché se si parla spesso di chi ce l’ha fatta, quasi mai si sentono le storie di chi è rimasto al verde e senza idea di dove sbattere la testa: tutto vero.

Il risultato non è garantito, ma da brava idealista quale sono, il mio consiglio è quello di provare comunque: tra tentare di cambiare la propria vita e continuare a lamentarsi senza muovere un dito, io preferisco di gran lunga il primo approccio. Se potete, se siete convinti, se non avete nulla da perdere, se niente vi ferma (a parte un po’ di paura, ma quella è normale), se non volete ritrovarmi un giorno con il dubbio del “e se l’avessi fatto?”… fatelo!

La cosa importante è affrontare il cambiamento in modo responsabile: se volete mollare il vostro vecchio lavoro e cambiare vita, preparate un progetto di vita ragionevole, valutate bene i pro e i contro e createvi un piccolo piano B (sconsiglio di mollare tutto senza avere nemmeno una mezza idea di quello che si vuole andare a fare). Se sentite il bisogno di una spinta, se avete bisogno di parlare con qualcuno che può darvi un aiuto concreto per staccarvi dalla vostra vecchia vita e lanciarvi in una nuova avventura, se ve lo potete permettere cercate un aiuto psicologico (un life-couch in questa fase sarà molto prezioso).

Chi molla il proprio lavoro e affronta di petto il cambiamento sarà pervaso fin da subito da una grande euforia e da una ritrovata felicità, che sarà inversamente proporzionale allo stato d’animo di quando si viveva ingabbiati nella situazione lavorativa da cui si è fuggiti. In questo caso il problema non sarà quello di trovare la felicità nella nuova fase di disoccupati, ma di saperla conservare il più a lungo possibile, perché probabilmente il vostro percorso a volte sarà in salita. Bisogna tenere duro ed essere ottimisti: ce la potrete fare se vi ripeterete che per voi nulla è impossibile.

Mollare il proprio lavoro per crearsi una nuova vita non è una passeggiata: dopo l’euforia iniziale e il traboccante ottimismo mettete in conto una bella dose di incertezza fatta di momenti di dubbio esistenziale (Ce la farò? Poi cosa faccio se le cose vanno male? Avrò fatto la scelta giusta? Perché non vedo i risultati?), scivolate all’indietro, smarrimenti e momenti in cui vi sentirete persi. L’importante è non perdere mai la bussola, cioè non perdere mai di vista il nostro progetto iniziale e non lasciare mai che la passione che lo alimenta (e che vi muove) si possa spegnere.. perché, a volte i sogni si realizzano. Vietato dire non ce la faccio!

Infelice ma con il lavoro fisso

Sia chiaro, cambiare vita non deve essere un obbligo. Anche se si sentono spesso le storie di persone che hanno mollato tutto per intraprendere una nuova vita, non significa che tutti debbano farlo per forza. Anche perché ci sono tante persone che sono felici e appagate del proprio lavoro e della loro vita (il che è una grande fortuna). Se il vostro lavoro vi piace, vi sentite soddisfatti e felici, continuate su questa strada.

Se di tanto in tanto si fa sentire un po’ di insoddisfazione o insofferenza per quello che fate, beh, è normale. A tutti capitano le giornate no, i periodi in cui si vede tutto grigio e l’ufficio va stretto. Ma può essere una cosa passeggera. Se invece il vostro stato d’animo degenera e se la fase no da transitoria diventa cronica, beh, vuol dire che la faccenda si sta facendo seria.

Monitorate il vostro stato d’animo, cercate di controllare quanto il vostro lavoro incida in modo negativo sul vostro umore e sulla vostra salute psico-fisica. Se l’insoddisfazione lavorativa degenera in non voglia di vivere, stress pesante o cominciate ad accusare sintomi fisici, forse è il caso vi fermiate un attimo e vi facciate qualche domanda: è giusto che il lavoro vi faccia diventare uno zombie? C’è una soluzione per farvi stare meglio e per non incidere ulteriormente sulla vostra salute già compromessa? Non dovete lasciare che il lavoro vi faccia male.

Cercate una soluzione: può essere una nuova mansione, un nuovo orario, lo spostamento in un nuovo reparto, un trasferimento all’estero (ci avete mai pensato? Perché no?!), oppure un nuovo lavoro, da un’altra parte (in un’altra azienda, in un’altra città, in un altro paese). Avete il diritto (e il dovere) di cambiare la vostra vita se volete.

Da: QUI

Pubblicato da Gerardo

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