Jurassic World Il Regno Distrutto, recensione

(Avellino)ore 23:22:00 del 12/06/2018 - Categoria: , Cinema

Jurassic World Il Regno Distrutto, recensione

Se ne parla bene e male, ma comunque sembra meglio del precedente: e ci sono molti dinosauri, se è quello che vi interessa

C'è una cosa che paralizza più di un dinosauro. È la suspense, su cui Jurassic World: Il regno distrutto punta tutto nel terzo e conclusivo atto della storia. Dalla catastrofe naturale del vulcano in eruzione su Isla Nublar alle tematiche animalistiche, passando per il sempre caro scontro tra filosofia morale e avidità congenita, il film diligentemente prepara il menu che ben conosciamo. C'è più consapevolezza su cosa trattare in modo superficiale (la storia) e su cosa insistere affinché anche il pubblico affondi gli artigli nei braccioli delle poltrone (la suspense, appunto). Chi davvero lascia una traccia del suo passaggio, oltre ai beneamati rettili giganti, è il regista spagnolo Juan Antonio Bayona.

Bayona realizza il suo film più impersonale, per ovvie ragioni. La rivitalizzata saga creata da Steven Spielberg nel 1993 ha riacceso tre anni fa la fiamma della passione per le creature estinte. Jurassic World è ad oggi il quinto miglior incasso di sempre al box office mondiale. I protagonisti sono loro, gli eroi del Giurassico per cui non si bada a spese nel ricrearli al computer o dal vero a dimensioni naturali, con gli artigiani degli effetti speciali di una volta. Il regista di turno deve assecondare qualcosa di molto più grande di lui, come ha fatto Colin Trevorrow nel primo film, ma Bayona lascia una scia. Lo spagnolo è ossessionato dai riflessi, specchi e vetrate raddoppiano tensione e paura, e con le ombre disegna sui muri quei contorni propri del terrore infantile. Prende ispirazione da se stesso, saccheggiando i chiaroscuri dal fantasy The Orphanage, suo film d'esordio, e con il suo intervento rende più digeribile una sceneggiatura un filo forzata sugli snodi narrativi, per mandare avanti la storia nel film successivo.

Scritto sempre da Trevorrow e Derek ConnellyJurassic World: Il regno distrutto raddrizza il tiro, scorre veloce lasciando spesso il primo piano all'azione e delinea meglio i personaggi rispetto al precedente film. La presenza femminile intanto fa un bel passo avanti in quantità e qualità. La Claire di Bryce Dallas Howard è operativa e decisiva più di quanto non sia Owen, sempre Chris Pratt. Quest'ultimo ha la commedia nel sangue, si sa, bastano tre momenti di brevi espressioni facciali per ricordarlo e una sequenza memorabile tra il magma rovente in cui recita solo con il corpo. La dottoressa latino-americana che ha il volto di Daniella Pineda è tosta quanto basta per salvare un dinosauro e zittire in più occasioni i mercenari senza scrupoli, primo su tutti il loro boss interpretato da quel gran caratterista che è Ted Levine. Ogni volta che entra in scena la bambina Maisie, l'esordiente Isabella Sermon, Bayona gioca in casa. È su di lei che il film, anzi la saga, investe cospicuamente.

La prima parte del film è ambientata su Isla Nublar, il resto si svolge altrove, in una location che è stata descritta come “gotica”, quasi da horror. Il regno distrutto è comunque un film adatto ai bambini, sempre che non siano facilmente impressionabili e a cui piacciano (ma piacciono a tutti) i dinosauri.

Secondo Rotten Tomatoes, sito che mette insieme centinaia di recensioni cinematografiche, Il regno distrutto è piaciuto a circa due terzi dei critici. Secondo il sito, l’opinione generale nei confronti del film è: «Non arriva mai al livello dell’originale per capacità di impatto e creatività, ma riesce a intrattenere ed è un thriller da popcorn, visivamente sorprendente».

Chris Nashawaty ha scritto su Entertainment Weekly che «il film è incredibilmente appassionante» e «meno pensi di interpretarlo e analizzarlo e più ti diverti». Su Screen Crush, Matt Singer ha invece scritto che «non è un film per il quale è sufficiente “spegnere il cervello”; l’unico modo per apprezzarlo sarebbe sottoporsi a un’operazione chirurgica per farselo proprio asportare, il cervello».

Parlando della trama, David Edelstein ha scritto su Vulture che è banale e che non ci sono chiaroscuri – «è facile individuare i buoni: sono gli amici degli animali» – e che Il regno distrutto è «un film che si morde la coda» perché passa il suo tempo a cercare di replicare cose già viste nei precedenti quattro. Adam Woodward ha scritto su Little White Lies che è «un confuso accumulo di dinosauri» e che la seconda parte del film ha il problema di limitare tutto a una sola location e, anziché ampliare la storia, la restringe. Ha anche scritto che «nonostante urlino tanto e corrano spesso in giro, i personaggi principali non si fanno molto ricordare».

Ma c’è anche chi ha apprezzato il modo in cui – a prescindere dalla trama – il film riesce a infilare una dietro l’altra un certo numero di scene d’azione, in genere tutte piuttosto diverse tra loro per dinamiche, ambientazioni e protagonisti. Quasi tutti i critici hanno criticato il tentativo del film di inserire elementi etici e ambientalisti, senza svilupparli poi a sufficienza.

La maggior parte dei critici ha scritto di aver apprezzato Jurassic World – Il regno distrutto più di Jurassic World, soprattutto perché mentre l’altro era solo un tentativo di ricreare premesse e conseguenze di Jurassic Park, questo prova a mettere le basi per un prossimo film che sembra voler andare dove non è mai andato nessuno dei film precedenti.

Nessun critico ha osato paragonare questo film a quello di 25 anni fa diretto da Steven Spielberg, e molti hanno fatto notare che essere migliore di Jurassic World, un film in genere ritenuto piuttosto brutto, non è un grande risultato: «Non è tanto brutto quanto il precedente», ha scritto Bilge Ebiri su Village Voice.

Come praticamente ogni altro film di questo genere, Il regno distrutto è piaciuto a qualcuno e non è piaciuto a qualcun altro, a volte per gli stessi motivi. In generale è un film semplice da seguire – soprattutto non ci si arrovella troppo su certe cose della trama e ci si concentra sui dinosauri – e chiaramente pensato per piacere molto a bambini (non troppo piccoli) e ragazzi. È difficile che deluda davvero qualcuno che non sia stato deluso dal precedente. Che, tra l’altro, nonostante le critiche dei critici, è ancora il quinto film della storia ad aver incassato più soldi, dopo Titanic, Avatar, Star Wars: Il Risveglio della Forza e Avengers: Infinity War.

Pubblicato da Gerardo

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