Jump Force: guida

(Catanzaro)ore 09:19:00 del 16/02/2019 - Categoria: , Videogames

Jump Force: guida

Fortunatamente, un manipolo di eroi riesce a riunirsi e a dare vita ad un vero e proprio gruppo di Avengers in salsa nipponica: stiamo parlando, ovviamente, della Jump Force.

Il matrimonio tra la storica rivista Shonen Jump e gli sviluppatori di Spike Chunsoft ha dato vita a un nuovo picchiaduro 3 vs 3, il tutto con la benedizione e il patrocinio di una prolifica Bandai Namco. Jump Force è solo l'ultimo di una serie di giochi improntati su risse di portata inter-dimensionale, partendo dallo storico episodio su Nintendo DS (che ancora custodisco gelosamente in versione nipponica) al più recente J-Stars Victory Vs. L'idea è sempre la stessa: un ciclopico calderone ricco di personaggi iconici, provenienti da manga che hanno fatto la storia del media negli ultimi cinquant'anni.

Questa volta il filo conduttore che tiene in piedi la baracca è l'invasione della Terra da parte di Freezer, uno dei più iconici antagonisti di Goku in Dragonball. La presenza del nostro pianeta come teatro per l'inconsueta bagarre ha fornito lo spunto per una direzione artistica improntata sul realismo, una scelta che - perdonate il gioco di parole - fa letteralmente a pugni con le radici anime e manga dei design originali. La storia, che a volte tende a prendersi fin troppo sul serio, imbastisce un canovaccio piuttosto basico, che ci vede impegnati contro la solita invasione di eroi corrotti, nei panni di un protagonista inedito

Qui entra in gioco la creazione del nostro personaggio tramite un discreto l'editor: certo, non siamo all'altezza di altri esponenti del genere, ma abbiamo a disposizione un buon numero di variabili e una feature capace di donare ai più creativi uno strumento assai sfizioso. Una volta scelta la scuola di appartenenza - i lottatori capeggiati da Goku, i ninja di Naruto e i pirati di Rufy - la narrazione prende vita sotto forma di missioni, da scegliere nei vari chioschi disseminati per il gigantesco HUB di gioco. La struttura dei combattimenti rinuncia alla formula brawler (con tutti gli eroi in campo) per abbracciare una filosofia più tecnica, quantomeno sulla carta.



Le lotte ci vedono protagonisti in incontri stile tag, con la possibilità di cambiare al volo l'eroe di turno o di usare i propri compagni come striker, prima di vederli ritornare "in panchina". Il sistema automatizzato di combo si appoggia a colpi veloci e potenti da concatenare senza sosta, una presa e l'accumulo di energia interiore, utile per l'esecuzione delle super-mosse. Il ritmo è elevatissimo, ai limiti del confusionario, ma si riesce presto a venirne a capo. Essenziale prendere confidenza con i tasti dorsali, con i quali si attivano gli inseguimenti, i contrattacchi e le mosse speciali, limitatamente a quanto sia più o meno piena la barra-movimento preposta.

Una delle peculiarità di Jump Force, rispetto ad altri titoli dedicati al mondo dell’animazione giapponese usciti in passato, è quello di trasportare i nostri eroi preferiti sul nostro pianeta. Al di là delle conseguenze narrative, questa scelta ha un forte peso anche a livello estetico: gli sviluppatori hanno infatti scelto di dare un taglio realistico ai personaggi, abbandonando il cel shading utilizzato in altre occasioni passate, cercando una sorta di coerenza visiva interna. Da un punto di vista stilistico si tratta di una scelta molto particolare, che non piacerà a tutti. Anche chiudendo un occhio su questa scelta, però, l’aspetto tecnico non riesce a convincere a pieno per diversi motivi: innanzitutto, se la resa delle ambientazioni è davvero buona, i modelli dei personaggi risultano spesso insoddisfacenti, a causa soprattutto di animazioni che non riescono mai a convincere. I loro movimenti sono legnosi, le labbra si muovono a malapena durante i dialoghi, e così via. Il gioco, inoltre, soffre di continui cali di frame rate, che partono nella lobby principale e continuano anche durante gli scontri; persino durante i filmati si possono notare dei saltuari rallentamenti, almeno su una Playstation 4 standard, dove si è svolta la nostra prova. Per quanto riguarda il comparto sonoro, vogliamo sottolineare ancora una volta l’ottima fattura del doppiaggio, che anche durante gli scontri riesce a ricreare le atmosfere delle varie serie animate da cui provengono i personaggi.

Scontro tra mondi

Passando finalmente al gameplay, vero fulcro di Jump Force, il titolo adotta una struttura simile a quella di Dragon Ball Xenoverse; nel senso che muoveremo il nostro personaggio in una lobby da cui potremo accedere alle diverse tipologie di missioni, ai combattimenti in locale e online ed ai negozi presso cui migliorare il nostro personaggio. Andando con ordine, partiamo dalle missioni: il cuore del gioco sono le missioni chiave, vale a dire quelle che fanno progredire la storia. Certe volte, queste missioni saranno attivate parlando con i vari personaggi sparsi nella lobby, qualora avessero un grosso punto esclamativo sopra la propria testa ad indicare la presenza di una quest. Queste missioni vengono generalmente introdotte da breve cut-scene, che ci portano poi sul campo di battaglia. Le missioni libere e le missioni extra, invece, sono missioni che esulano dal percorso narrativo del gioco, in cui è necessario soddisfare certe condizioni per portare a casa la vittoria, con tanto di ranking finale e ricompense. I combattimenti, dunque, sono il vero centro nevralgico del gioco, con le attività nella lobby che fanno da semplice contorno. Come ormai è noto da tempo, il gameplay di Jump Force adotta una struttura 3 vs 3; una scelta già vista in altri titoli, se non fosse che gli sviluppatori hanno optato per dotare i tre personaggi di un’unica barra della salute. Niente cambi strategici per salvare un personaggio all’ultimo momento, quindi. Una scelta che può far storcere il naso e che noi, personalmente, non abbiamo gradito del tutto.

In generale, sembra che gli sviluppatori abbiano voluto semplificare quanto più possibile il gameplay per rendere Jump Force un titolo adatto a tutti. Sono assenti infatti delle vere e proprie combo, sostituite dalla pressione ripetuta dello stesso tasto: quadrato per gli attacchi normali, triangolo per gli attacchi pesanti. Da essi ci si può difendere tramite la posizione di guardia, tenendo premuto R1, o premendo quadrato poco prima di essere colpiti, rovesciando così l’attacco; il timing di quest’ultima contromossa ci è parso piuttosto casuale, rendendo difficile capire qual è il momento giusto in cui premere il tasto. Ci sono anche le proiezioni, affidate al tasto tondo.  Queste tre mosse di base sono identiche per ogni personaggio: una scelta questa che, unita all’assenza di combo, rende il gioco privo di quella profondità riscontrabile nei classici picchiaduro. Ci sono poi alcune mosse speciali, attivabili grazie all’indicatore tecniche e all’indicatore risveglio: anche queste mosse, però, per quanto siano certamente spettacolari nella loro esecuzione, richiedono la semplice pressione di un tasto per essere attivate. Tutto questo rende i combattimenti estremamente ripetitivi, in quanto si finisce per affidarsi sempre alla solita manciata di mosse; di conseguenza, i primi sbadigli arriveranno ben prima dei titoli di coda, nonostante i combattimenti, presi a piccole dosi, possano effettivamente risultare divertenti. A questo si aggiunge un altro elemento: Jump Force punta fortemente sulla spettacolarità, con la telecamera piazzata dietro le spalle del personaggio che si sposta continuamente per inquadrature dinamiche. L’intento sarebbe buono, ma la resa risulta spesso confusionaria; il dinamismo delle inquadrature, inoltre, riesce a rimediare solo parzialmente alla legnosità che caratterizza gran parte dei movimenti dei nostri personaggi.

Mancanza di approfondimento sembra essere la formula chiave anche per la progressione del nostro avatar. Il nostro personaggio, come anche gli altri che utilizzeremo nel corso della storia, avanza di livello, ed avremo la possibilità di acquistare per lui nuove mosse speciali da sostituire a quelle di base. Anche questi aspetti, però, risultano accennati e poco approfonditi, come se gli sviluppatori avessero temuto di confondere i giocatori alle prime armi.
Per tutti questi motivi, neanche la componente multigiocatore riesce a salvare del tutto il gameplay; giocare con avversari reali, tanto in locale quanto online, porta certamente un divertimento aggiunto, ma la ripetitività del gameplay potrebbe portarvi ad abbandonare ben presto anche questa componente del gioco.

Pubblicato da Carmine

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