Il cardinale da 35 mila euro al mese: e predicava pure la poverta'!

(Bologna)ore 11:21:00 del 14/11/2018 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Sociale

Il cardinale da 35 mila euro al mese: e predicava pure la poverta'!

Il cardinale da 35 mila euro al mese: in Vaticano scoppia un nuovo scandalo

L’amico e primo consigliere di Francesco, Oscar Maradiaga, predicava il pauperismo ma riceveva mezzo milione l’anno da un’Università dell’Honduras. Bergoglio ha voluto un’inchiesta anche su investimenti milionari e sui comportamenti inappropriati del vescovo Pineda, fedelissimo del porporato. E proprio oggi il papa parla di «traditori e approfittatori nella Chiesa». L’inchiesta completa sull’Espresso in edicola da domenica
Il cardinale da 35 mila euro al mese: in Vaticano scoppia un nuovo scandalo
Papa Francesco e il cardinale Oscar Maradiaga
Quando ha finito di leggere l’inchiesta del visitatore apostolico che lui stesso aveva spedito in Honduras lo scorso maggio, papa Francesco si è messo le mani sullo zucchetto. Aveva appena scoperto che il suo amico e primo consigliere – il potente porporato Oscar Maradiaga, acceso sostenitore di una Chiesa povera e pauperista e nel 2013 promosso proprio da Bergoglio coordinatore del Consiglio dei cardinali – aveva ricevuto per anni circa 35 mila euro al mese (a cui aggiunge una “tredicesima” da 54 mila euro a dicembre) dall’università cattolica di Tegucigalpa.
Bergoglio non poteva immaginare nemmeno che vari testimoni, sia ecclesiastici sia laici, accusassero Maradiaga per alcuni investimenti milionari in società londinesi poi scomparse nel nulla, né che la Corte dei Conti del piccolo paese dell’America centrale stesse indagando sull’utilizzo di enormi somme di denaro girate dal governo honduregno alla “Fondazione per l’educazione e la comunicazione sociale” e alla “Fondazione Suyapa”, entrambe facenti capo alla Chiesa locale e quindi allo stesso Maradiaga.
«Il papa è triste e addolorato, ma anche molto determinato a scoprire la verità», spiegano ora da Santa Marta. Non solo sull’utilizzo finale dei pagamenti da capogiro ottenuti dal cardinale (solo nel 2015, si legge in un report interno dell’Università visionato dall’Espresso, il porporato ha ricevuto quasi mezzo milione di euro, cifra che secondo alcune fonti avrebbe incassato per un decennio come “Gran Cancelliere” dell’ateneo); ma anche per altri dettagli assai spiacevoli contenuti nell’istruttoria condotta dal vescovo argentino Jorge Pedro Casaretto.
Un uomo fidato di Francesco che ha messo nero su bianco gravi accuse rivolte da molti testimoni (ne sono stati auditi una cinquantina, tra personale amministrativo della diocesi e dell’università, sacerdoti, seminaristi, oltre all’autista e al segretario del cardinale) pure al vescovo ausiliare di Tegucigalpa Juan José Pineda, fedelissimo di Maradiaga e di fatto suo facente funzioni in Centro America.
Francesco, studiato il dossier arrivatogli brevi manu sei mesi fa, ha avocato a sé ogni decisione finale.
Maradiaga, salesiano come l’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone, è nato in Honduras 75 anni fa. Il suo compleanno cade il 29 dicembre, e tra qualche giorno dovrà consegnare le dimissioni sulla scrivania di Francesco, che deciderà o meno se confermargli gli incarichi. Maestro elementare prima e professore di matematica alle medie poi, il porporato è un uomo coltissimo, parla correntemente cinque lingue, è esperto di teologia morale e filosofia e grande appassionato di musica. Diventato celebre in America latina come nemico giurato della corruzione e paladino dei più indigenti, nel 2013 Francesco, che ne apprezza le doti intellettuali e di governo, lo ha voluto a capo del gruppo di consiglieri che sta mettendo a punto la riforma della curia romana.
Le accuse sono plurime. «Ci sono spese per amici intimi di Pineda, come un messicano che si fa chiamare “padre Erick”, ma che non ha mai preso i voti» spiega un missionario. «Il personaggio si chiama Erick Cravioto Fajardo e ha vissuto per anni in un appartamento adiacente a quello del cardinale, a Villa Iris. Recentemente Pineda, che ha vissuto con lui sotto lo stesso tetto, gli ha comprato un appartamento in centro e una macchina. I soldi, temiamo, vengono dalle casse dell’università o da quelle della diocesi. Abbiamo denunciato questo rapporto stretto e disdicevole anche in Vaticano. Il papa sa tutto».
I testimoni auditi dal visitatore Casaretto hanno parlato anche di investimenti milionari catastrofici: Maradiaga avrebbe girato somme ingenti della diocesi ad alcune finanziarie londinesi come la Leman Wealth Management (il cui titolare, a leggere i registri della Company House dell’Inghilterra e del Galles, è tal Youssry Henien), e adesso parte dei soldi dati in affidamento (e depositati su conti di istituti tedeschi) sarebbero scomparsi.
Non solo. Nel rapporto di Casaretto si ipotizzano pure buchi importanti nell’impero mediatico messo in piedi dall’arcivescovado e controllato dalla Fondazione Suyapa (che gestisce giornali e televisioni della diocesi), mentre il vescovo Pineda è stato recentemente indicato dai giornali locali come il regista di operazioni finanziarie spericolate e come destinatario di fondi pubblici (pari a un milione di euro) per fumosi progetti destinati «alla formazione dei valori dei fedeli e alla comprensione delle leggi e della vita sociale». Spese che, secondo gli accusatori, non sono state mai supportate da giustificativi validi.
In Vaticano sono preoccupati pure per l’apertura, da parte della Corte dei Conti dell’Honduras, di un’inchiesta contabile sulla diocesi per gli anni 2012-2014: i giudici del Tribunal superior de Cuentas vogliono capire se le decine di milioni di lempiras girate ogni anno dal governo a favore alla Fondazione per l’Educazione e la Comunicazione sociale, il cui rappresentante è ancora Maradiaga, sono state usate per i progetti previsti dalla legge. Finora la chiesa non ha consegnato – si legge in una lettera dei magistrati ottenuta dall’Espresso – gli attivi e i passivi e i vari giustificativi di spesa.
Presto si capirà se Bergoglio considererà le pesanti accuse credibili o meno.

Da: QUI

Pubblicato da Gregorio

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