End of Justice, nessuno e' innocente: recensione

(Bari)ore 08:36:00 del 04/06/2018 - Categoria: , Cinema

End of Justice, nessuno e' innocente: recensione

Il protagonista si chiama Roman J. Israel Esquire, è proprio quest’ultima parola “esquire” che deve dare inizio alla nostra riflessione sul film.

Roman J Israel Esquire è un avvocato che assieme al suo collega William gestisce uno studio legale dove curano le cause di personaggi con problemi economici e inseriti in un difficile contesto sociale. Roman è quello che fa il tipico “lavoro sporco”, curando tutte le carte dello studio. Purtroppo dopo l’improvvisa malattia di William, Roman si ritroverà in prima fila nel gestire i loro casi. Può un uomo ligio al dovere e al rispetto delle leggi, crollare?

End of Justice: recensione e trama

Il protagonista si chiama Roman J. Israel Esquire, è proprio quest’ultima parola “esquire” che deve dare inizio alla nostra riflessione sul film. Cercando il significato su internet, sono risultati parecchi sostantivi riconducibili alla parola “scudiero”. Chi era quest’uomo? Senza aver bisogno di richiamare il personaggio di Podrick Payne (lo scudiero di Tyrion Lannister nella serie “Il trono di Spade”) o di simili legati alla cultura militare, questo ruolo indica metaforicamente tutti coloro che lavorano dietro chi ha una forte esposizione mediatica o ha ruoli di potere. Un presidente, ad esempio, è un personaggio molto esposto a ciò, ma quanti di noi conoscono il suo staff? Questi personaggi non vedono spesso ripagato il loro lavoro. Partendo da questo spunto Dan Gilroy, realizza il suo secondo lungometraggio.

Dando una continuità con il suo precedente film da regista (ndr “Lo sciacallo – the nightcrawler”), sfida lo spettatore mettendolo in difficoltà. Con l’aiuto della magia del cinema, che coinvolge chi la guarda facendogli vivere la scena in prima persona, ci fa porre il dubbio: “Tu al posto suo cosa faresti?”. Sarebbe interessante conoscere la risposta di ogni persona che lo andrà a vedere, sicuramente quest’idea  e non solo, ha stupito i membri dell’Accademy facendolo arrivare agli ultimi Premi Oscar con una candidatura proprio per il suo protagonista Denzel Washington.

Sembra che quest’uomo non sbaglia mai un’interpretazione, così il regista, per metterlo alla prova ancora una volta, gli ha proposto un personaggio nuovo, dove avrebbe affrontato una trasformazione fisica e vocale non indifferente. Da una cura estrema e maniacale per i dettagli, vista anche la minuziosità con cui il personaggio di Roman si sposta all’interno della storia, facendo pesare il suo comportamento sul prossimo e sull’andamento della vicenda, causandogli parecchi guai vista la sua risposta alle ingiustizie, la sua resa sullo schermo non poteva essere migliore di quella che ha realizzato. Quest’anno al cinema sono andati di moda gli “Avengers”, lui è un vero e proprio difensore delle ingiustizie. È legato a dei tradizionalismi che ha cons e sin da giovane: dalle sue vecchie cuffie Sony, al fatto che la musica a casa la ascolta con i dischi in vinile.

Nel nuovo montaggio la decisione del protagonista di voltare le spalle alla propria morale e soprattutto all’etica della sua professione perde ogni minimo di senso dato che ora, arrivando nel primo atto (nel montaggio originale arrivava nel terzo atto) l’offerta di lavorare per il prestigioso studio capeggiato dal personaggio di Colin Farrell rende totalmente inutile il crimine commesso dal personaggio di Denzel Washington, crimine che dovrebbe essere il perno intorno al quale ruotano trama principale e trame secondarie: Roman J. Isreael è in difficoltà economica e quindi decide di aggirare la legge (in un modo che non sveleremo) per intascarsi 100.000 dollari e togliersi qualche soddisfazione personale, come rifarsi il guardaroba o trasferirsi in un appartamento che non cada a pezzi.

La domanda a questo punto sorge spontanea (vi farete tante domande durante la visione del film, ma questa è la principale): qual è la necessità di arrivare a violare la legge sapendo di rischiare la galera pur di riuscire a rimpinguare il salvadanaio, se due scene prima hai firmato un ricchissimo contratto con uno dei migliori studi legali della città, che ti offre giornalmente la cifra che prima guadagnavi in un mese?

Il film diventa incomprensibile e la performance di Washington – che raramente è stato così sbagliato in un film – sembra riassumerne alla perfezione tutti i difetti: goffo, improbabile, vestito peggio e pieno di tic nervosi così evidenti da spingere a distogliere lo sguardo.

Pubblicato da Luca

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