Caro Di Maio: il nemico lo hai a BRUXELLES, non IN CASA!

(Torino)ore 18:01:00 del 24/10/2018 - Categoria: , Denunce, Politica

Caro Di Maio: il nemico lo hai a BRUXELLES, non IN CASA!

La situazione è grave, ma non seria. Ricorda da vicinissimo quella che ispirò il noto aforisma di Flaiano, modellato su misura per la politica bizantina, a doppio fondo, della Prima Repubblica.

La situazione è grave, ma non seria. Ricorda da vicinissimo quella che ispirò il noto aforisma di Flaiano, modellato su misura per la politica bizantina, a doppio fondo, della Prima Repubblica. Ricapitolando: Di Maio prima congeda il decreto fiscale “leghista” in Consiglio dei ministri, poi cambia idea e s’inventa che il documento sarebbe stato manipolato durante il viaggio verso il Quirinale.

Salvini s’infuria, sapendo che le cose non stanno affatto così. E il governo rischia di spezzarsi in due, proprio nel momento più difficile, cioè l’attesissimo braccio di ferro con Bruxelles. Uno scontro annunciato da due super-nemici dell’Italia, il francese Macron che “trasloca” migranti oltre il Monginevro e spedisce addirittura i suoi soldati a fermare cittadini italiani sul suolo italiano, e il tedesco Oettinger (quello secondo cui saranno “i mercati” a insegnare agli italiani come votare) che anticipa il roboante “niet” della Commissione, affidato a Moscovici: impossibile tollerare il Def con quel 2,4% di deficit previsto per il 2019. In pratica: il governo italiano, figlio di regolari elezioni, deve subire l’affronto di un potere “alieno”. Ma, anziché fare quadrato contro gli oligarchi di Bruxelles, Berlino e Francoforte, si mette a litigare al proprio interno, proprio adesso.

La guerra artificiosa aperta da Di Maio è un modo per evitare la guerra vera, contro le pretese di una Unione Europea ormai impresentabile ma ancora ingombrante e quasi onnipotente? Sul “Sussidiario”, Dino Iamasvili proprone una lettura solo locale Luigi Di Maiodella crisi d’ottobre: i 5 Stelle avrebbero sottovalutato le proteste della base grillina contro il simil-condono voluto dai leghisti. Fingendo di esser stato raggirato, il Di Maio “indignato” nel salotto televisivo di Bruno Vespa avrebbe un obiettivo di piccolo cabotaggio: ottenere un mini-rimpasto simbolico per salvare la faccia, ri-accreditandosi come pontefice massimo dell’antica religione anti-casta. Foss’anche, com’è possibile che il plenipotenziario di Grillo e Casaleggio si permetta di destabilizzare il governo proprio mentre “l’Europa” sta cominciando a prendere l’Italia a cannonate? C’è qualcosa che Di Maio conosce già, nella trama del film, e che agli italiani sfugge? E’ sicuro, il leader pentastellato, che la sua sarà solo una tempesta in un bicchier d’acqua? E’ certo di poter limitare la polemica a una semplice increspatura destinata a calmarsi, oppure – al contrario – scommette proprio sul crack del governo per non doversi assumere, assieme a Salvini, l’onere della sfida che attende l’Italia, sul bilancio 2019 che Bruxelles proprio non vuole digerire?



A destare perplessità è la cronologia degli eventi: la mina innescata da Di Maio rischia infatti di far saltare in aria l’unico governo capace oggi di preoccupare l’oligarchia europea che ha regnato indisturbata per un quarto di secolo, impoverendo l’intero continente. A sostegno della manovra “eretica”, considerata un affronto da Bruxelles per via di quel 2,4% di deficit (inferiore, comunque, al già assurdo 3% statuito da Maastricht su base solo ideologica, non economica) il governo gialloverde s’era speso con grande impegno, a partire dal premier Conte, col supporto dei leghisti Borghi e Bagnai, fino al memorabile discorso pronunciato al Senato da Paolo Savona: quel deficit è un primo passo verso il New Deal che serve all’Italia per risorgere. Parole pesantissime, contro l’offensiva della paura (leggasi spread) scatenata dai supremi poteri attraverso Mario Draghi, a colloquio con Mattarella e Visco. Un copione già visto mille volte. Indimenticabile la penultima, con Mattarella che stoppa Savona per sbarrargli la strada del ministero dell’economia, scatenando lo spettacolo di Di Maio: in meno di 48 ore, il Salvinileader grillino riuscì a passare dalle barricate (evocazione dell’impeachment per il presidente della Repubblica) al più classico finale “tarallucci e vino”, con tanto di inchini quririnalizi.

Non che fossero nuovi, i 5 Stelle, a certe incredibili giravolte: la più clamorosa fu quella che li portò a “tradire” l’Ukip di Farage a Strasburgo, per tentare di traslocare il gruppo parlamentare europeo (senza poi neppure riuscirci) tra gli ultra-europeisti dell’Alde, vicinissimi a personaggi del calibro di Mario Monti. Nulla di simile è mai stato messo in scena dalla Lega, euro-sodale di Marine Le Pen. Oggi Salvini ribadisce la sua eterodossia anche a Mosca, mostrandosi accanto a Putin, e soprattutto accettando, in Europa, l’abbraccio americano e neo-sovranista del primo ispiratore di Trump, quello Steve Bannon che con il suo The Movement intende fare del capo leghista la testa d’ariete con cui provare a sfondare, alle prossime europee, il Muro di Bruxelles ostinatamente difeso dai “signor no” anti-italiani. In altre parole: col pretesto del mini-condono, Di Maio tenta di sfilarsi dall’inevitabile grande battaglia all’orizzonte? Teme di scomparire, con tutti i suoi grillini, sotto il clamore delle artiglierie leghiste? Doppi fondi: i 5 Stelle sperano solo di recuperare terreno rispetto alla Lega, per poi ricominciare insieme a reggere la sfida con Bruxelles, o forse qualcuno – lassù – ha suggerito a Di Maio di affondare davvero l’unico governo di cui l’Ue abbia paura, visto che rappresenta (timidamente, virtualmente) l’unica ribellione in corso, in tutta Europa, rispetto al dogma del rigore assoluto? Comunque stiano le cose, resta una certezza: i nostri “nemici” (Draghi e Macron, Oettinger e Moscovici) stanno tutti tifando per Di Maio, nella speranza che fermi l’Italia gialloverde e il suo bilancio “eretico”.

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Pubblicato da Luca

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