Antonio Conte, ritratto del Mourinho italiano

(Torino)ore 13:23:00 del 10/07/2016 - Categoria: Calcio

Antonio Conte, ritratto del Mourinho italiano

Antonio Conte è juventino fino al midollo. E della peggior specie. Quella che vince e che, ahimè per gli altri, convince persino

Da: http://www.infiltrato.it/sport/mondo-calcio/antonio-conte-ritratto-del-mourinho-italiano-che-porto-la-juve-in-paradiso-e-spedi-il-diavolo-allinferno/

Antonio Conte è juventino fino al midollo. E della peggior specie. Quella che vince e che, ahimè per gli altri, convince persino. Ecco il ritratto spietato del Mourinho italiano che sta per sbarcare al Chelsea.

Antonio Conte ha un marchio di fabbrica ben preciso, con un gioco rabbioso, bello e spumeggiante, già espresso dal giovane mister salentino a Bari e a Siena, perfezionato nella sua Torino e mostrato al mondo negli Europei 2016 con l’Italia.

In tutti i posti dove ha allenato il surplus ce l’ha sempre messo lui, il KomandanteAntonio Conte da Lecce, che dopo aver vinto scudetti e coppe da capitano ha migliorato il palmares di successi anche da allenatore. Un trionfo per lui, un incubo per il resto d’Italia (quella che odia la Juve, ovviamente). Peccato che i rigori, ancora una volta, siano stati indigesti per gli Azzurri, altrimenti parleremmo di un probabile trionfo anche alla guida della Nazionale.

LA VITTORIA DI ANTONIO CONTE

 “Questa vittoria mi ripaga di mille sacrifici, delle tante litigate a casa e in famiglia”, diceva Conte subito dopo la vittoria del 28° scudetto (o 30?). Eh, già. Perché per lui, cresciuto a pane e Salento, la famiglia conta eccome, lui che ha la foto della figlia Vittoria(che bel nome…) sul telefonino, lui che aveva promesso alla moglie Elisabetta – sacrificatasi durante la carriera da calciatore – che avrebbe mollato tutto se non fosse arrivato ai vertici nei primi cinque anni da allenatore.

Purtroppo per la moglie, e per tanti altri, Antonio da Lecce, il bell’Antonio da quando si è rifatto la chioma, ne ha impiegati molti meno per arrivare in vetta. Ricordando a tutti di essere il primo a trionfare con la Signora del post Calciopoli. Con un record pazzesco: finire il Campionato a 20 squadre senza mai l’onta della sconfitta. Meglio di Capello, meglio di Lippi, meglio del Trap. Un incubo, appunto, per la metà d’Italia che odia la Juve.

CUORE DI CAPITANO

Nel libro-biografia “Antonio Conte, L’ultimo Gladiatore” (Ed. Bradipolibri, di Alvise Cagnazzo e Stefano Discreti) il mister bianconero viene descritto così:

“Un guerriero ferito ma sempre rinato. L’emblema di oltre dieci anni di Juve. Il capitano nel cuore di tutti i tifosi. Il giocatore disposto a mettere da parte le proprie esigenze per il bene della squadra. La sua peculiarità è sempre stata il cuore, la capacità di dare tutto. In allenamento o in partita per lui non c’era differenza, l’importante era farlo per la Juventus. Protagonista in una delle Juve più vincenti degli ultimi venti anni, Antonio Conte è la storia della Juventus, per il carisma e la voglia di essere il più importante.”

E l’Italia pallonara intera ha ancora negli occhi quel discorso alla Al Pacino di “Ogni maledetta domenica”, dove chiede ai suoi di “far sputare sangue agli avversari”. Pochi giri di parole, insomma, e molta sostanza per quello che già viene definito il Mourinhoitaliano.

UN CONTE IN BIANCO E NERO

Difendere la squadra ad ogni costo, ammaliare la platea di giornalisti con battute ad effetto, sedurre i tifosi. Questi i dogma di Conte. Che qualche mese fa ha omaggiato il Trap, “grazie al quale ho iniziato a scrivere la mia storia con la Juve”.

Iniziata più di venti anni fa, era il 17 novembre 1991, con un derby vinto 1-0:

“Presi il posto di Schillaci ed avevo la maglia numero 14. Non mi ricordo cosa mi disse Trapattoni. Ma sicuramente se ci fosse stato un altro tecnico difficilmente sarei rimasto alla Juve. Solo un secondo papà come il Trap mi ha permesso di scrivere la mia storia juventina”.

Mentre l’esordio in Serie A risale a qualche anno prima, quando un Conte diciassettennedebutta in un Lecce-Pisa 1-1 del 6 aprile 1986:

“I primi calci al pallone li ho dati in una piccola squadra nel leccese che già nel nome aveva segnato il mio destino. Si chiamava infatti la Juventina.”

E di fede bianconera era anche il suo primo allenatore, Eugenio Fascetti, che negli anni ottanta guidava il Lecce alla salvezza. Poi fu il turno di Carletto Mazzone che lanciò Conte nel calcio vero. E i grandi club iniziarono ad interessarsi a quel centrocampista giovane e promettente. Ma la beffa era dietro l’angolo: “Mi fratturai la tibia della gamba destra, giocavo nel Lecce. Fu un lungo e doloroso recupero”, ricorda Antonio che però riuscì a rientrare completamente e nella stagione 88/89 disputa un ottimo campionato.

Poi arriva il grande giorno e nell’estate del 1991 finisce alla Juve:

“Ricordo bene il giorno che arrivai a Torino; per l’emozione non spiaccicai una parola. C’erano campioni come Roberto Baggio, mi venne istintivo dare del lei a tutti. Anzi, del voi, perché sono leccese e dalle mie parti si usa così. Pensai: “Qui non duro a lungo, sono di passaggio, non posso permettermi un salto così lungo, dalla B in Puglia alla squadra più forte d’Italia”.

SUL TETTO DEL MONDO

E invece l’ascesa è graduale ma inarrestabile: prima titolare, poi capitano, poi Campione d’Europa e del Mondo sempre con la maglia a strisce sul petto.

“Senza di te non andremo lontano, Antonio Conte è il nostro capitano”. Questo scrivevano e cantavano i supportes bianconeri che (ancora) adorano quel metodista con due polmoni grossi così.

Il Trap, Lippi, Ancelotti, tutti campioni della panchina quelli incontrati da Antonio Conte nella sua storia con la Signora. Forse anche per questo il padre Cosimino, presidente della Juventina di Lecce, preconizzava del figlio: “Diventerà un grande allenatore.”

Senza alcun dubbio il figlio può già sedersi tra i grandi della storia, per numeri e valore dell’impresa di aver conquistato i 3 scudetti di fila con la Juventus.

E ora, dopo l’Europeo con la Nazionale, andrà a sfidare Guardiola e Mourinho in Premier League. Alla guida del Chelsea

Pubblicato da Luca

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