Anarchia: solo un'utopia?

(Brindisi)ore 16:17:00 del 11/06/2018 - Categoria: , Curiosità

Anarchia: solo un'utopia?

L’anarchia è l’utopia per antonomasia, un sogno meraviglioso, la visione di un futuro in cui l’umanità è unita e solidale, senza guerre, confini, violenza, povertà, costrizioni o coercizioni.

L’anarchia è l’utopia per antonomasia, un sogno meraviglioso, la visione di un futuro in cui l’umanità è unita e solidale, senza guerre, confini, violenza, povertà, costrizioni o coercizioni.

Gli anarchici hanno una fiducia sconfinata nell’essere umano, credono che un giorno, comunque vada, il loro sogno si realizzerà e gli uomini saranno liberi e fratelli.

E sarà un mondo dove tutto sarà di tutti e nessuno potrà arrogarsi il diritto di recintare un pezzo di terra e dire : “questo è mio !”, semplicemente perché non si può possedere qualcosa che per sua stessa definizione non appartiene a nessuno.

Un mondo dove il denaro, come lo concepiamo noi, non esisterà e nessuno potrà possedere più di ciò che gli è necessario, se altri nello stesso tempo non avranno di che sfamarsi.

Dove i confini non esisteranno e ognuno sarà libero di andare dove desidera. Dove l’uomo sarà libero di fare ciò che vuole e nessuno sarà discriminato né per motivi razziali, né per le sue preferenze sessuali, né per nessun altro motivo.

L’unico limite sarà la libertà degli altri.

Sarà un mondo dove le religioni non esisteranno perché servono solo a dividere l’umanità, creare guerre ed essere sfruttate dal Potere per i suoi fini.

Il Potere è nemico degli anarchici, che sia Stato o Chiesa, il Potere è la negazione della libertà, e non importa che sia democratico o monarchico, dittatoriale o socialista.

Le decisioni che esso prende vengono imposte con la violenza, tramite propaganda, esercito, polizia, forza di pubblica sicurezza, anche a chi non è d’accordo. Proprio questo è il punto: dallo Stato non è possibile uscire ed è questo quello che vogliono gli anarchici. Semplicemente uscire.

Non vogliono imporre un nuovo modello statale per sostituire quelli attuali, come ad esempio i socialisti sovietici, ma solo avere la libertà di applicare il sistema sociale che preferiscono, per se stessi e per le persone che vogliono parteciparvi.

Perché l’uomo dovrebbe essere libero di associarsi come meglio crede. Se qualcuno desidera vivere sotto una monarchia deve poterlo fare, l’importante è che non cerchi di imporlo agli altri.

Su questi presupposti quasi tutte le correnti del pensiero anarchico sono d’accordo. È la seguente questione a dividerle: come ottenere la libertà.

Secondo gran parte degli anarchici l’unico modo è la rivoluzione, e la rivoluzione trascina quasi sempre con sé la violenza, ma una violenza momentanea, che dovrebbe servire solo a distruggere le fondamenta dello Stato per poter liberre tutti. Una volta abbattute queste, la violenza diverrà inutile.

In particolare dalla seconda metà dell’ottocento fino alla prima metà del Novecento gli anarchici hanno compiuto attentati, ucciso monarchi, primi ministri, governanti vari, nella speranza che il caos conseguente avrebbe dato il via alla rivoluzione. La chiamavano “propaganda col fatto”.

Altri anarchici hanno invece sempre disprezzato la violenza, considerata prerogativa del Potere, e per combatterlo non si deve finire per assomigliargli, quindi l’unico modo per arrivare alla rivoluzione è la parola.

Spiegare alle persone come lo Stato, per quanto democratico, imponga con la forza le sue decisioni, e spiegare perché il sistema sociale comunista (ovviamente non in senso sovietico), o comunque la libertà di aderire al sistema che si preferisce, siano infinitamente migliori di ciò che abbiamo ora.

Una volta che le persone avranno capito, la rivoluzione verrà da sé, pacificamente. Per questo diventano fondamentali l’istruzione, la lettura, la cultura. Ma è un processo lungo, che potrebbe richiedere secoli o addirittura millenni.

Altri ancora, gli individualisti, tendono invece a cercare la libertà per se stessi prima di tutto, anche con la violenza. Alcuni di loro si allontaneranno il più possibile dalla civiltà rifugiandosi sulle montagne o nei boschi. Altri smetteranno di collaborare, di pagare le tasse, di seguire i mezzi di comunicazione. Perché la rivoluzione inizia dall’atto individuale.

Per quanto sembri irrealizzabile, l’ideale anarchico è il più puro, e, al contrario di quello che se ne dice, anche il meno violento.

Gli anarchici non desiderano imporre nulla a nessuno, solo non vogliono che niente venga loro imposto. La violenza, anche per chi crede possa essere un mezzo necessario, è solo un male passeggero, una necessità contingente che sparirà non appena conquistata la libertà.

Lo stesso non si può dire dello Stato, che impone le sue leggi con la violenza, che dichiara guerre, compie stragi, imprigiona persone. Nemmeno si può dire delle religioni, che impongono le proprie regole morali, si combattono tra loro e tentano di influenzare le istituzioni laiche affinché obbligino anche chi non crede a rispettare i loro precetti.

A questo punto sorge spontanea una domanda: chi sono i veri violenti? Ogni lettore giudichi pure, in libertà!

Da: QUI

Pubblicato da Sasha

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